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L’articolazione della spalla e problematiche ineretenti

Esistono molto condizioni patologiche che interessano il distretto della spalla. Come in altre parti del sistema-muscolo scheletrico, la causa dell’insorgenza di un problema può essere una lesione traumatica acuta con danno a una o più parti del sistema, oppure una serie di microtraumi ripetuti che alterano la normale meccanica dell’intero complesso.

di Andrea Dotteschini
PERSONAL TRAINER

L’articolazione della spalla e problematiche ineretenti

Esistono molto condizioni patologiche che interessano il distretto della spalla. Come in altre parti del sistema-muscolo scheletrico, la causa dell’insorgenza di un problema può essere una lesione traumatica acuta con danno a una o più parti del sistema, oppure una serie di microtraumi ripetuti che alterano la normale meccanica dell’intero complesso.

Il complesso articolare della spalla necessita di movimenti coordinati delle articolazioni di cui si costituisce: la sternoclaveare, l‘acromionclaverare e la gleno-omerale, nonché la scapolotoracicae la sotto-deltoidea, cosiddette queste ultime articolazioni false, perché comprendono due superfici di scivolamento l’una sull’altra, meccanicamente legate alla gleno-omerale. Il movimento di tutte queste articolazioni e quindi dell’intero complesso viene prodotto dall’interazione di numerosi muscoli, pertanto delle modificazioni patologiche a un qualsiasi livello possono interferire sulla fisiologia dinamica, causando restrizione del movimento e dolore.

 

 
L’obiettivo principale del complesso della spalla è quello di posizionare la mano nello spazio per consentire i gesti della vita quotidiana, collegando il tronco all’arto superiore nella massima economia articolare possibile. Secondariamente, ad esempio durante le attività sportive overhead (sopra al capo), la spalla agisce come imbuto attraverso il quale le forze esacerbate dai muscoli più grossi e più forti degli arti inferiori e del tronco si propagano ai muscoli del braccio, avambraccio e mano. Nei lanciatori per intenderci, vengono eseguiti particolari schemi motori con tutto il corpo per realizzare il gesto atletico, la cui buona riuscita è data in primis dalla mobilità e stabilità proprie dell’articolazione gleno-omerale.
 
Coloro che riscontrano dei problemi acuti o cronici a una o ad entrambe le spalle, dovrebbero affidarsi al professionista per impostare un piano di intervento ah hoc, nell’intento di risolvere lo stato algico e preservare quanto più possibile la struttura da progressiva ulteriore degenerazione. La terapia riabilitativa interviene in questo senso su tre componenti fondamentali per il corretto funzionamento della spalla: mobilità, forza e stabilità. Il fattore più importante che determina il successo di un protocollo di riabilitazione è la definizione di una diagnosi corretta: riconoscere e trattare la patologia è importante quanto comprenderne l’impatto sulla normale funzionalità della spalla.
Nella maggior parte dei pazienti, la riabilitazione dopo una lesione alla spalla deve essere centrata inizialmente sul controllo del dolore e sul recupero di un movimento coordinato in tutte le componenti del complesso della spalla. Una volta recuperato il movimento, l’attenzione si sposta sul rinforzo e sulla rieducazione funzionale. Per riprodurre la precisione con la quale la spalla funziona, i muscoli debbono essere rieducati a compiere “schemi motori appresi”. Questi schemi posizionano la spalla in maniera “preordinata” e attivano i muscoli con una precisa sincronizzazione, per ottenere il recupero massimo possibile della funzione.  Fondamentale è un corretto posizionamento della scapola, poiché una discinesia scapolo-toracica può portare a segni clinici consistenti con instabilità e/o sindrome da conflitto. Il rinforzo dei muscoli stabilizzatori della scapola è una componente importante del protocollo di riabilitazione dopo una qualsiasi lesione ed è essenziale per un recupero funzionale completo.
Nelle prossime settimane andremo a vedere più nel dattaglio le principali alterazioni della spalla, ovvero la tendinite della cuffia dei rotatori, la sindrome da conflitto e la capsulite adesiva (“spalla congelata”), suggerendo alcuni spunti per evitare l’acuirsi del dolore.
 
 
Dott. Carolina Squeglia
Fitness Lab Trieste
 
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