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Intervista a Valeria Straneo, fortissima maratoneta azzurra!

Dopo l'argento vinto ai Mondiali di Mosca (Russia) nel 2013, l''ultimo anno e mezzo è stato parecchio difficile per Valeria Straneo, con un infortunio ‘rognoso’ che l’ha costretta ai box per lungo tempo, ma che le ha anche fatto riscoprire il piacere di rallentare un po’ i ritmi, dedicarsi a se stessa e alla famiglia e riprendere fiato per una nuova partenza.

di Sport and Training
PREPARATORE ATLETICO

 ‘Un infortunio parecchio fastidioso, si’ - Ci racconta Valeria - Verso la fine di dicembre del 2013, facevamo con la mia allenatrice e il mio gruppetto di lavoro, degli sprint di 80 metri in salita, su un cavalcavia. Dopo tre serie ho iniziato a sentire un dolore tra gluteo e femore. Mi sono fermata praticamente subito quel giorno e poi ho approfittato delle imminenti festività natalizie per recuperare un po’ di energie e dare tregua alla gamba. Ci ho pensato poco in quei giorni, ma riprendendo a correre il dolore è tornato e per lunghissimo tempo non mi ha più mollata. Me lo sono portato dietro a fasi alterne per tutto il 2014 e buona parte del 2015, con evidente condizionamento della preparazione’.

 

Il dedalo degli esami diagnostici

 

‘è sempre la stessa storia. Se non si ha la fortuna di far rientrare l’allarme di un infortunio in tempi brevi, si entra in un loop senza fine fatto di ipotesi di diagnosi, tentativi di terapie e una serie infinita di soluzioni che ciascun terapeuta ti prospetta come miracolose e che invece magari poi non sortiscono alcun effetto e fanno passare molto tempo.

Io ho iniziato con una risonanza magnetica al bacino, che ci ha detto poco o nulla, con il risultato che ho continuato a sopportare il dolore e caricare finche il tutto è diventato veramente intollerabile. Dopo gli Europei del 2014 ormai il dolore non era chiaramente più solo un fastidio. Dal giorno dopo la gara era diventato impossibile anche solo guidare’.

 

La maratona di New York non si poteva rimandare

 

‘Senza un referto certo dalla risonanza però, non ero fino in fondo convinta della necessità di fermarmi completamente e per di più poco dopo avrei dovuto correre la maratona di New York e l’idea di rinunciarvi mi pesava molto. Così, non so come, ma ho tirato altri due mesi di preparazione, soffrendo. Antinfiammatori come se piovesse e via con i 42K della Big Apple. La gamba alla fine stava ovviamente sempre peggio.

Finalmente una seconda risonanza magnetica ha evidenziato uno split di un centimetro e mezzo, disposto longitudinalmente sull’inserzione tendinea del bicipite femorale sull’osso ischiatico.

 

I PRP, la nuova frontiera terapeutica

 

Ho iniziato, non senza qualche perplessità, con una terapia a base di fattori di crescita.

Sostanzialmente si trattava di prelevare del sangue, centrifugarlo e reiniettare nel punto esatto di lesione questo gel piastrinico derivato dal processo di centrifuga. Ho il terrore degli aghi, potete solo immaginare! Un medico ortopedico ad Alessandria bravissimo si è preso a cuore la mia causa. Danilo Chirillo, insieme al radiologo Ernesto La Paglia, sono stati per me un punto di riferimento importante. A fine gennaio ho ricominciato a correre, sostanzialmente dopo quattro mesi di stop’.

 

Non sempre uno stop è una condanna

 

‘Questi quattro mesi di allenamenti persi per me sono stati però in qualche modo un’occasione. Quando mi sono fermata ero scarica, stufa e stanca. Ho iniziato a fare una vita tranquilla, normale, come quella della maggior parte delle madri della mia età. Ho organizzato le mie giornate come una donna qualunque, dividendomi tra i miei bambini, la cura della casa, il marito, la spesa e così via. Ho iniziato ad andare in palestra una volta al giorno, per tutti quegli esercizi che non trovano mai posto nell’affanno della quotidianità dello sport professionistico. Core stability, stretching, propriocettività, potenziamento; insomma tutto quello che i manuali raccomandano di fare mentre ci si allena e che invece puntualmente vengono sacrificati sull’altare dei kilometri e delle ripetute’.

 

Un bilancio positivo

 

Questo alla fine è stato un bene perché mi ha fatto recuperare stabilità e soprattutto mi ha fatto ricaricare le batterie. Di lì a qualche mese ho gareggiato molto forte in Coppa Europa sui 10.000 di Chia e questo mi ha dato la dimostrazione che avessi veramente bisogno di quello stop. Poi, come spesso capita, la lontananza dagli allenamenti intensi e la foga di rientrare a doppia velocità, mi hanno fatto peccare un po’ di generosità e poca prudenza, per cui ho dovuto fare i conti anche con una rognosa fascite plantare. Tutto però da qualche mese sembra sia girato al meglio e mi sto allenando con continuità. L’inverso mi servirà per consolidare il lavoro e ripresentarmi ai grandi appuntamenti primaverili con la giusta carica e voglia di fare bene.

 

Intervista di Micol Ramundo

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