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Bernard De Matteis intervistato da Sport And Training

Sport And Training è andata ad intervistare uno specialista della corsa in montagna che quest’anno è stato argento al Campionato del Mondo di Corsa in Montagna a Betws Y Coed in Galles e che guarda in questi mesi alla qualifica per la vestizione della maglia azzurra ai Mondiali di cross.

di Sport and Training
PREPARATORE ATLETICO

Una medaglia che sembrava non arrivare mai?

 

‘Eh già. Sono otto anni che inseguo i podi mondiali nella corsa in montagna, ma una strana maledizione mi ha sempre inchiodato al massimo alla medaglia di legno. Questo è stato per me un anno molto sofferto e veramente difficile e mai più mi sarei aspettato di riuscire a portare il tricolore sul secondo gradino del podio intercontinentale’.

 

La corsa in montagna è diventato un terreno ambito da molti oggi.

 

‘Già. Fino a pochi anni fa’ era un piccolo recinto nel quale ci si sfidava tra paesi del centro Europa e quindi noi italiani avevamo più chance di primeggiare. Oggi non è più così. È diventato un palcoscenico calcato da atleti di un po’ tutti i continenti ed è sempre più difficile essere tra i primi’.

 

Tu corri in montagna da molto tempo.

 

‘Ho iniziato a correre sul serio che avevo circa 22 anni. Allora non avevo proprio chiaro che questa disciplina sarebbe diventata per me qualcosa di più che un semplice divertimento. Ero incosciente e gareggiavo con l’inesperienza e l’entusiasmo di chi inizia. Questo chiaramente comportava parecchie difficoltà nella gestione dei grandi appuntamenti stagionali. Ero spesso vittima di un’ansia che mi prosciugava energie fisiche e mentali. Ci sono voluti molti anni per arrivare ad essere l’atleta che sono oggi’.

 

Oggi sai essere freddo e calcolatore?

 

‘No credo che questo non sia proprio nella mia natura. Io sono apparentemente molto esuberante e posso dare l’idea di non patire in alcun modo la tensione pre gara. Invece le cose non stanno proprio così. Sicuramente so gestire meglio i miei stati emotivi rispetto agli esordi, ma sono ancora l’ntano dall’essere veramente un freddo. Ho imparato con l’esperienza che isolarmi prima dei grandi appuntamenti non mi fa bene e quindi cerco di stare sempre in mezzo alla gente e così, scherzandoci su, esorcizzo un po’ lo stress’.

 

Ci hai accennato a un anno difficile. Perché?

 

‘Io ho un fratello  gemello molto simile a me, non solo nell’aspetto, ma anche nelle capacità atletiche. Abbiamo iniziato a correre insieme e ci siamo sempre avvicendati sui gradini più prestigiosi dei podi delle competizioni. Una stagione il più forte era lui, poi quella dopo io e via così per anni. Noi abbiamo una complicità che sa farci gioire sinceramente dei successi reciproci. Ci alleniamo insieme, gareggiamo insieme e condividiamo tutto quello che la vita e l’atletica ci regala giornalmente. Quest’anno purtroppo, mio fratello Martin ha avuto un grandissimo lutto. Ha perso il suo bambino nato da pochissimo. È stato un duro colpo per lui chiaramente, ma per me non è stato da meno. Ci ha segnati profondamente quanto successo e io ho trovato la forza di non mollare la corsa solo guardando il suo coraggio nel reagire’.

 

Ti ha aiutato in questo la corsa?

 

‘La corsa per me è quasi una dimensione mistica. Non esagero se dico che quasi vivo per le emozioni che sa darmi. Io sono nato a Sampeyre, un minuscolo paese in mezzo alle montane e qui vivo e corro ogni giorno. Il richiamo della natura è fortissimo in questo luogo e correndo si vive quasi l’esperienza magica di una fusion inscindibile con la natura. Quando ho preoccupazioni o faccio fatica a digerire qualche prova che la vita mi chiama a superare, la corsa riesce in qualche modo a rendermi la lucidità che a tratti mi sembra di perdere’.

 

Cosa ti sentiresti di dire oggi ad un giovane che si avvicini alla corsa in montagna?

 

‘Come vi dicevo prima, la corsa in montagna negli ultimi anni ha fatto una svolta importante. Non è più la disciplina per pochi amanti della montagna, grezzi tecnicamente e non competitivi su altri terreni. Oggi per essere tra i primi in queste gare, bisogna allenarsi in pista, su strada e gareggiare tra i migliori anche in piano. È una disciplina molto dura che richiede ordine e tanta voglia di soffrire e fare fatica. Non è per tutti. Ma se si trova la chiave di lettura per fare bene e lasciarsi innamorare, sa regalare soddisfazioni immense e ci porta a scoprire luoghi magnifici che diversamente non sarebbe facule conoscere. Io la consiglio fortemente ai giovani. È una scuola di vita oltre che una dura palestra di lavoro fisico’.

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