CONTATTA
Gradimento degli utenti

Andrea Lalli: come si diventa un atleta!

Titolo europeo di cross nel 2012, da due stagioni si dedica con successo alla maratona. Sport And Training lo ha intervistato per voi.

di Sport and Training
PREPARATORE ATLETICO

Come si diventa un Atleta?

 

Un atleta con la ‘A’ maiuscola? Ci vuole cuore, passione e sicuramente una certa dose di talento. Ma tutto il resto lo fa l’applicazione, il sacrificio e tutto quello che si è disposti a fare per raggiungere un obiettivo.

 

 

Nel tuo caso quale credi sia stata la chiave di volta?

 

A un certo punto della mia carriera ho capito che per fare il salto di qualità dovevo fare un pass che fino ad allora non avrei mai fatto; allontanarmi da casa e dalla mia ‘confort zone’ abituale. La lontananza da casa è importante per un atleta. Incattivisce e tempra il carattere. Percepisci molto più chiaramente il sacrificio che quotidianamente devi compiere se vuoi raggiungere traguardi importanti.

 

È solo questo il segreto?

 

No certamente. Le difficoltà temprano certamente, ma ad insegnare di più sono le sconfitte e gli errori. Nel 2010 arrivai sesto agli europei di cross, ma per me quella fu una grandissima delusione. Ero stato a lungo in Keniua a preparare quella prova continentale e mi presentai sulla start line per andare a medaglia. Avevo corso tanto, curando i volumi e trascurando un pochino i ritmi. Restavo praticamente sempre sotto soglia in allenamento. In gara andai letteralmente fuori giri e bastarono pochi strappi decisi in testa per farmi perdere fiato e gambe. Da quella lezione imparai molto, sia in termini tecnici, che quanto ad umiltà.

 

Il 2012 è stato un anno importante sotto diversi aspetti.

 

Già, nel bene e nel male. Due operazioni chirurgiche ai tendini d’Achille, un personale sulla mezza maratona e una medaglia d’oro agli Europei di Cross. È stato un anno che non dimenticherò facilmente. Dall’inferno al paradiso in un viaggio di sola andata. Fantastico.

 

I problemi ai tendini sono una rogna per un atleta.

 

Per me di sicuro, da diversi anni. I primi fastidi ho iniziato a sentirli che ero ancora un ragazzino quando allenavo in pista con le chiodate. Non volevo sentirne di toglierle dai piedi. Nel 2012 mi hanno diagnosticato la presenza di due speroni calcaneari e così ho deciso di optare per l’operazione bilaterale in Finlandia. Con la riabilitazione ho un po’ affrettato le cose, anche alla luce di quanto mi dicevano i chirurghi che mi hanno seguito. In brevissimo tempo ho ripreso a correre, pur con parecchio dolore. Probabilmente non ho rispettato i tempi fisiologici di recupero e mi ritrovo così oggi, a distanza ormai di quasi tre anni dall’intervento a dover ancora fare i conti con il dolore.

 

Cosa consiglieresti quindi a chi si trovasse a fare i conti con un infortunio?

 

Resto dell’idea che il nostro corpo sia la voce più attendibile che possiamo avere. Rispettate i tempi dell’organismo e fate molta attenzione ai messaggi che manda. Il dolore ha sempre un suo significato. Mai trascurarlo o fingere di non sentirlo. Le scorciatoie si pagano sempre!

Vota
SEGUI
CONDIVIDI l'articolo:
ARTICOLI CORRELATI
MOTIVATION
Angelo
MENTAL COACH

LA CORSA CHE VIVO

Alle 5.50 stamattina è squillata la sveglia. Alle 6.20 muovevo i primi passi....gli ultimi alle 11.30. Questa mattina …
continua

REHAB
Christian
FISIOTERAPISTA

CORSA E ARTROSI DEL GINOCCHIO, COSA C'E' DA SAPERE?

Dolore al ginocchio e artrosi sono una delle patologie più temute dai corridori poichè causano spesso un prolungato stop…
continua

REHAB
Christian
FISIOTERAPISTA

LA SCARPA AIUTA DAVVERO A PREVENIRE GLI INFORTUNI NELLA CORSA? COME SCEGLIERLA?

Oggi parleremo di un argomento a cuore per la maggior parte dei runners dai professionisti agli amatori. Con quale scar…
continua